venerdì 8 luglio 2016

Le mie frontiere a piedi

Attraversare una frontiera a piedi, o via terra in generale, è un evento piuttosto insolito, e persino a chi è abituato a viaggiare può non essere mai capitato. La maggior parte degli spostamenti avviene ormai per via aerea e ci si ritrova ad entrare in un nuovo paese attraverso un non-luogo come l'aeroporto, dove le barriere si assomigliano un po' tutte, mentre l'ingresso nelle nazioni che confinano con l'Italia, o che sono comunque vicine e a tiro di un viaggio via terra, è ormai libero e senza controlli.
Dato il mio modo preferito di viaggiare, che dopo essere atterrato in un qualche aeroporto spesso presuppone dei lunghi spostamenti con i mezzi locali per raggiungere i vari angoli di un paese o di quelli vicini, mi è capitato invece varie volte di dover scendere da tali mezzi e attraversare a piedi la linea di confine senza nient'altro che il mio bagaglio sulle spalle e di dover cercare dall'altra parte un modo alternativo per raggiungere la città più vicina. Spesso poi questi "attraversamenti" hanno coinciso con alcune delle situazioni più curiose e particolari di tutto il viaggio: senza andare dunque a rivangare le peripezie vissute da bambino nella prima metà degli anni ottanta, al seguito dei miei genitori camperisti, quando entrare nell'ex-Yugoslavia significava superare la cortina di ferro o quando passare il confine tra Grecia e Turchia significava superare due arcigne barriere (quella greca molto meno arcigna con gli italiani a dir la verità) divise da trincee piene di filo spinato e uomini armati (e c'è chi mette in dubbio la bontà dell'Unione Europea...la madre dei cretini è sempre incinta ahimè), ecco una carrellata delle frontiere più significative che mi è capitato di attraversare a piedi e di alcuni momenti curiosi che sono successi durante tale attraversamento.



un nuovo amico a la quiaca

LA QUIACA - VILLAZON (Argentina - Bolivia: luglio 2011)
La prima volta non si scorda mai, e quindi uno spazio particolare nella mia memoria non può che averlo il primo attraversamento avvenuto durante il mio primo grande viaggio in solitaria, anche se poi in effetti non è stata né la prima volta che attraversavo una frontiera via terra né la prima volta che ero in viaggio da solo (era la prima volta che le due cose avvenivano in contemporanea però).
Comunque, da ricordare di quest'esperienza c'è come sia andato tutto liscio e senza grossi problemi, a parte un po' di affanno nel cambiare i soldi visto che a Villazon c'erano solo due bancomat e non prendevano la mia carta e i cambiavalute in contanti stavano chiudendo. Da ricordare poi un simpatico cagnolino che mi è venuto incontro appena sono sceso dal bus e mi ha accompagnato per tutto il tragitto a piedi fino alla linea di confine.


benvenuti a villazon

PASO DE LA CUMBRE (Cile -Argentina: agosto 2011)
Stesso viaggio della situazione sopra. In realtà tutti gli attraversamenti di quel fantastico viaggio furono particolari e con qualcosa da ricordare; come il fatto che a Desaguadero, tra Bolivia e Perù, l'autista si dimenticò di far timbrare l'uscita a tutti i passeggeri e così un piccola fila di persone dovette tornare indietro a piedi di alcune decine di metri all'ufficio boliviano a farsi timbrare il passaporto prima di rivolgersi a quello peruviano per il benvenuto, oppure quando tra Tacna e Arica, tra Perù e Cile, ho varcato il confine su un taxi collettivo ammucchiato con altri 6 indios; tuttavia l'attraversamento andando da Santiago a Mendoza è stato il più "faticoso".
Le grandi nevicate di metà agosto (fa strano a dirlo) sulle montagne che dominano la capitale cilena resero inagibile il passo, che si trova a 3850 metri di quota, per parecchi giorni, e in ostello c'erano persone in attesa da quasi una settimana (io per fortuna persi solo due giorni) che il bel tempo permettesse di sgomberare la strada dalla neve. Ovviamente la fila che si formò il primo giorno di riapertura della frontiera era parecchio lunga, e le operazioni richiesero molte ore di attesa...passate in buona parte a giocare nella neve alta.

nella neve sul paso de la cumbre 

ARANYAPRATHET - POIPET (Thailandia - Cambogia: dicembre-gennaio 2012-2013)
Quando si pensa ad un confine particolare da passare a piedi sono in molti a pensare a questo, che per molta gente rappresenta anche la prima o addirittura l'unica volta in hanno valicato una frontiera via terra. Nella zona franca tra le due nazioni sono stati costruiti dei grandi hotel con casinò ed è l'unico punto di entrambi gli stati dove si può giocare d'azzardo; circolano poi molte voci su strani traffici, su possibili truffe e sulle mazzette richieste dagli addetti per poter passare senza contrattempi (io col visto fatto su internet sono passato in fretta e senza problemi), ma la cosa più particolare è senza dubbio l'impatto con la cruda vitalità cui ci si ritrova davanti dall'altra parte, dove nella rotatoria che segna il centro (anche se sorge all'uscita del posto di frontiera) di quell'accozzaglia di costruzioni nuove ma precarie e malandate che è Poipet si notano subito le famiglie intere sugli scooter (in 4 è normale) e le donne per strada in pigiama.
Da segnalare che se per passare dalla Thailandia alla Cambogia, grazie al visto elettronico, ho impiegato pochissimo tempo, il passaggio inverso ha richiesto parecchie ore a causa della lunghissima e lenta fila agli sportelli thailandesi.


l'impatto con poipet

NAUSHKY (Russia - Mongolia: luglio-agosto 2012)
Anche se ci sono dei coraggiosi che cercano passaggi in autostop da Ulan Ude a Sukhbaatar riuscendo quindi a passare questa frontiera camminando, il modo più comune e più facile, nonché più evocativo, per attraversarla è il treno. Ulan Ude infatti è la città dove il classico tragitto della Transiberiana e quello della Transmongolica si dividono, e il secondo di questi due, prima di arrivare nella capitale mongola di Ulan Bator per poi proseguire per Pechino, attraversa il confine russo-mongolo proprio in corrispondenza della cittadina di Naushky.
La sosta in questa sperduta località della steppa siberiana è lunghissima (6 ore abbondanti), ma dopo che i funzionari russi sono saliti sul treno per prelevare i passaporti (che verranno restituiti dopo i controlli appunto solo parecchie ore dopo) si è liberi di girare per la cittadina: non c'è niente da vedere, ma se si dispone di qualche rublo si possono acquistare dolciumi nel mercatino davanti la stazione o approfittare dei minimarket per comprare qualcosa da mangiare e da bere, birra compresa (si, ubriacarsi è una buona alternativa alla noia della lunga sosta).


passare il tempo a naushky

CHALDOVAR (Kazakistan - Kyrghizstan: agosto 2014)
Delle frontiere attraversate in Asia centrale quella di cui ho i ricordi più curiosi è quella incontrata durante il tragitto da Taraz a Bishkek. Il minibus porta direttamente a destinazione, ma per passare i controlli bisogna scendere e andare a piedi, e comunque: c'era una bufera di vento che alzava nuvole di polvere, così ho tenuto quasi tutto il tempo gli occhi chiusi, la guardia kazaka all'uscita mi chiamava "Don Corleone", quella kirghisa in entrata mi ha dato la mano e mi ha timbrato il passaporto al volo senza fare controlli.
Curioso è stato anche il fatto che tutte le componenti del nutrito gruppetto di signore di età mista che riempiva il minibus su cui viaggiavo sembravano parecchio sorprese di ritrovarmi a bordo anche dall'altra parte della frontiera, come se fosse scontato che avrei avuto problemi a passare; tuttavia il Kyrghizstan ha abolito i visti per facilitare il turismo e i controlli sono molto blandi, e poi (come ho spiegato, a gesti, alle care signore) il passaporto italiano è sicuramente uno dei più comodi per viaggiare.
Qualche parola anche sul confine uzbeko-kazako subito fuori Tashkent: uscire dall'Uzbekistan è quasi più complicato che entrare, poiché è necessario esibire TUTTI i foglietti di registrazione forniti dagli hotel in cui si è alloggiato, i controlli sono lunghi e noiosi e spesso si forma fila agli sportelli di ingresso in Kazakistan.


tra kazakistan e kyrghizstan

TIRASPOL (Ucraina - Transnistria - Moldova: luglio-agosto 2015)
Attraversare la Transnistria è senza dubbio un'esperienza molto particolare; un territorio dove per molti aspetti il tempo sembra sia sia fermato all'epoca di Stalin e che di fatto è indipendente ma non riconosciuto da nessuno stato sovrano. 
Un treno diretto unisce la città ucraina di Odessa a Chisinau, la capitale della Moldova, di cui formalmente la Transnistria fa parte, permettendo così di saltare a piedi pari questa regione, ma io ero curiosissimo di visitare Tiraspol, con il suo aspetto sovietico anni '70, tra case del Soviet e statue di Lenin, e così nel tardo pomeriggio alla stazione semideserta della capitale transnistriana mi son ritrovato ad essere l'unica persona a scendere da quel treno (sensazione non proprio gradevolissima, il pensiero "ma cosa diamine sto facendo?" è stato inevitabile). Sul suddetto treno alla frontiera salgono solo le guardie ucraine per timbrare l'uscita, ma non quelle della Transnistria, e nemmeno quelle moldave che sono proprio assenti. Curiosamente poi, passando in Moldova via terra, su uno dei tanti furgoncini che coprono il tragitto fino a Chisinau, c'è una vera e propria frontiera, con la guardia transnistriana che rompe le scatole perché non hai il timbro di ingresso (ma spiegando che ero arrivato in treno e che ero rimasto meno di 24 ore in Transnistria, altrimenti bisognerebbe registrarsi presso gli uffici della milizia, ha lasciato perdere quasi subito), mentre quelle moldave sono lì solo per sicurezza e non ti si filano proprio (dato che non riconoscono la Transnistria per loro la frontiera non c'è). Il fatto che provenendo dall'Ucraina in treno, anche senza scendere a Tiraspol,  non si incontri nessuno che ti metta uno straccio di timbro di ingresso potrebbe causare problemi al momento di uscire dalla Moldova (e io dovevo andare in Romania), quindi è necessario andare in un ufficio apposito a Chisinau per le formalità di ingresso, che alla fine sono semplici e veloci. 

il fiume nistro al confine tra moldova e transnistria 

VRSAC (Romania - Serbia: agosto 2015)
Durante il mio lungo viaggio via terra che da Kiev mi ha riportato a Roma, di frontiere ne ho attraversate ben 9 (anche se in quelle tra Croazia e Slovenia e tra Slovenia e Italia non c'è più alcuna barriera ormai). In quelle tra Moldova e Romania e tra Serbia e Croazia il passaggio è stato molto veloce e rilassato, contrariamente a quanto mi aspettavo, mentre il passaggio tra Romania e Bulgaria, tra Giurgiu e Ruse, attraversato in entrambi i versi, si è rivelato piuttosto "faticoso" nonostante le due nazioni siano entrambi appartenenti alla comunità europea (forse però ciò era dovuto al fatto che in quel periodo il percorso preferito dalle masse di migranti passava da lì, anche se io non ne ho visti, e quindi i controlli erano particolarmente serrati).
Oltre all'attraversamento della Transnistria però, il passaggio più particolare è stato quello tra Romania e Serbia. Da Timisoara a Belgrado c'è una comoda tratta ferroviaria che unisce le due città, fanno anche il biglietto unico, l'unica controindicazione è che alla frontiera a Vrsac bisogna scendere per cambiare treno (i controlli vengono fatti invece sul primo treno). Quello che nessuno ti dice però è che c'è una seria possibilità che il secondo treno su cui devi salire parta alle 6 di sera (e quando lo scopri sono le 9 di mattina); e così mi sono ritrovato insieme a uno spilungone olandese rosso di capelli e a una giovane francese a vagare per Vrsac con lo zaino in spalla nel tentativo di capire se fosse possibile abbreviare i tempi di attesa (ci sono gli autobus che partono ogni ora, solo che la stazione ferroviaria e quella dei bus si trovano ai due capi opposti della cittadina, a quasi 5 km di distanza una dall'altra).


2 commenti:

  1. Non sbagliavi, sono passato via terra a Poipet anche io :) Fra quelli fatti a piedi, il confine più inquietante è stato quello fra territori palestinesi e Israele, nemmeno un vero confine fra l'altro, ma con quel muro, i tornelli in metallo, il filo spinato, i militari e tutto quello che rappresenta. Però, devo dire che quando ci arrivi, ai confini, tutto sembra perdere così di senso, queste linee tracciate su una mappa sembrano un po' assurde, convenzioni umane, non trovi?

    p.s. Paul Theroux forse esagerà un po' sul tema "If you haven't crossed a border without permission, you haven't traveled" scrive :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, le frontiere dovrebbero sparire del tutto, e invece c'è gente che ne vuole creare di nuove (continuo ad essere molto critico con la brexit...si vede?).
      Grazie per essere passato a commentare.

      P.S. Si, forse è un po' esagerato...dici che quello che mi è successo a Tiraspol conta come "without permission"? :-p

      Elimina

Lasciate un commento, sarà un piacere per me leggerlo e rispondere il prima possibile.