martedì 23 febbraio 2016

Istantanee: Kiev-Roma da Ramingo parte 1 (Ucraina, Moldova e Romania)

Da quando mi sono smart-fonizzato e netbook-izzato è diventato molto facile interagire con i social network anche durante i viaggi, e ho preso così l'abitudine di scrivere, ogni sera o quasi, su FB le mie riflessioni a caldo sulla giornata di viaggio appena trascorsa. In realtà all'inizio era più che altro un modo per informare mia madre della situazione in cui mi trovavo, ma poi mi sono accorto che in molti leggevano con piacere quello che scrivevo; sotto l'etichetta Istantanee ho pensato dunque di raccogliere quei post, viaggio per viaggio, nazione per nazione, e di pubblicare l'insieme sul blog; ne viene così fuori uno scritto forse meno utile a livello di informazioni, ma molto più spontaneo e ruspante degli articoli ragionati su cui ho sempre basato i contenuti del blog stesso.

UCRAINA (20/07/2015 - 30/07/2015)
Kiev dunque! Le prime impressioni sulla città sono molto buone: dall'aeroporto un'autostrada a 8 corsie ti porta direttamente in centro, il fiume Dnepr è largo almeno un paio di km, la metro costa 16 centesimi a corsa...
maydan
Ho un'appartamentino che si affaccia ad un angolo di piazza Maydan (che in realtà si chiama Nezalezhnosti, visto che maydan vuol dire "piazza"), che è bella e affascinante, e piena di lumini e piccoli altarini fatti con i mattoni con le foto delle vittime della rivoluzione.
Per ora le cose più belle sono state, oltre alla piazza (e alle ragazze, ebbene si...questa più di tante altre meriterebbe il nome di "città degli angeli...in carne e ossa"), la cattedrale e il monastero di Santa Sofia e i palazzi decorati che si affacciano sulla Kreshchatyk, il "corso" cittadino.
L'impressione è che ci sia ancora moltissimo da scoprire; speriamo che il tempo mi basti.
Infine, come suggerivano le notizie in rete, la situazione qui sembra essere calma e tranquilla e gli echi delle scaramucce sul confine orientale qui non arrivano nemmeno smorzati.
Parliamo un po' di cibo. A Kiev una soluzione ottimale e tipica per mangiare è rappresentata dai fast food, ma il nome è fuorviante, non si tratta infatti di catene che servono hamburger e patatine fritte, bensì delle tavole calde dove trovare piatti tipici della cucina ucraina fatti con prodotti freschi.
metro kiev
Una vera istituzione sembra essere la catena (consta di 3 ristoranti in città) che porta il poco attraente nome di “Puzata Khata”, molto frequentata dai locali.
Una scodella di borsch, una cotoletta, delle patate arrosto e un bicchiere di una non meglio precisata bevanda non gasata di colore bordò (ma pure 'r colore se scrive bordeaux? L'accento è diverso.) al gusto di big babol - ci tengo a precisare però che il cibo invece era ottimo – mi sono venute a costare la bellezza di 2,63 euro.
Una cosa che ho trovato curiosa è che il locale si trovava in una stradina perpendicolare alla Kreshchatyk delimitata da due archi e nella quale c'erano i negozi di Gucci, Prada, Luis Vuitton, Ferragamo, Bulgari...insomma un po' come se a Via Condotti a Roma ci metti quello che fa i supplì al mercato del Quadraro (sembra tra l'altro che tali supplì siano una prelibatezza e che costino talmente poco che la gente se ne va via con i pacchi interi).
Nei prossimi giorni mi toccherà però provare anche qualche vero ristorante tipico.

Il Pecherska Lavra è l'attrazione più importante di Kiev: un complesso di monasteri, con chiese e palazzi annessi e grotte, che si estende per varie decine di ettari ed è stato insignito del titolo di patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Tra le varie attività commerciali inserite nel complesso spiccava per originalità un negozio che vendeva cupolotti a cipolla dorati come quelli che si trovano sulle guglie delle chiese ortodosse...certo sono poco maneggevoli da portare, però uno di quelli su in cima alla torretta della casa di mia nonna avrebbe fatto un figurone, chissà quanto costavano!
come lo vedete uno a casa vostra?
Poco oltre il Lavra invece, inserito in un grande parco sulle colline che dominano la vallata del fiume Dnepr (o Dnipro che dir si voglia) si trova invece il museo della Grande Guerra Patriottica (che è il modo in cui i sovietici chiamano la II guerra mondiale), e devo dire che fa un certo effetto passeggiare nel verde e vedere file di carri armati, cannoni, elicotteri, caccia e i camion con i lanciamissili. Poi, sempre nel parco, c'è anche un'enorme statua con una spada e uno scudo alta varie decine di metri.
In effetti quasi tutta la fascia che costeggia il fiume è un unico estesissimo parco boscoso e collinoso, e non solo: come detto il Dnepr qui è largo vari chilometri (e infatti i palazzoni sulla sponda orientale si vedono piccoli e lontanissimi, tanto che si fa fatica a credere che si tratti della medesima città, ma come al solito, visto che nell'ex Unione Sovietica di spazio ce ne è sempre stato tanto, le città qui sono vastissime), ma ciò è dovuto al fatto che si ramifica in vari bracci, comunque larghissimi, che formano una serie di isole che però sono state lasciate senza costruzioni, e quindi verdi e boscose, e in particolare in quella che si trova di fronte alla città alta (il centro storico, diciamo), raggiungibile con un ponte pedonale, c'è una frequentata spiaggia. Io i piedi a mollo ce li ho messi, anche se il colore verde-giallastro dell'acqua non era proprio invitante, e l'acqua freschissima è stata un vero toccasana per le mie vesciche; comunque svariata gente si faceva anche il bagno.
Che altro mi riserverà questa magnifica città?

Templi, musei, monumenti e zone archeologiche possono rendere una città interessante e turistica, ma quello che mentre la esploriamo ci fa esclamare -accidenti quanto è bella!- in realtà sono le strade, i palazzi che vi si affacciano, i marciapiedi, i parchi, la vita che vi scorre; e, benché Kiev non sia sprovvista dei primi e la sua storia millenaria parli per lei (è una delle più antiche città dell'ex URSS ed è stata la prima capitale di quello che poi nei secoli sarebbe diventato l'impero russo) sono infatti queste seconde caratteristiche che ne fanno una città indiscutibilmente affascinante.
Emblema di ciò è la città bassa a nord del centro, a partire dalla tortuosa discesa che parte dalla chiesa di Sant'Andrea e arriva nel cuore dell'antico quartiere, la piazza Kontraktova (vicino alla quale tra l'altro c'è anche un museo nazionale dedicato al disastro di Chernobyl), da cui poi un'altra graziosissima via piena di palazzotti antichi e decorati e caffè e ristorantini porta fino al fiume alla base della funicolare che permette di tornare nella città alta.
the man with the cake
Anche in quest'ultima i palazzi barocchi non mancano di certo e sono sparsi un po' ovunque, ma il massimo si raggiunge nelle via intorno alla Golden Gate, l'unica rimasta delle porte delle fortificazioni medievali della città. Un'altra curiosità: davanti alla porta c'è la statua di un re antico con in mano un modellino della cattedrale di Santa Sofia, e gli abitanti la chiamano in maniera scherzosa e un po' irrispettosa “l'uomo con la torta” (giudicate voi dalla foto!).
Oggi pomeriggio si lascia Kiev con un lentissimo treno che all'alba di domani mi scaricherà in quella che tutti dicono essere la città più bella dell'Ucraina: Lviv (o Leopoli per gli amici).

P.S. Una pinta di birra costa 75 centesimi...aiuto!!

P.P.S. La metro alle 22:30 era piena come un carro bestiame: dove cazzo va tutta 'sta gente di mercoledì sera?

Sembra di aver cambiato nazione.
E invece no, sono sempre in Ucraina!
si beve

Ma basta una nottata di treno e sono passato dalla profusione di cupole dorate ortodosse, dai vialoni e dai palazzoni neoclassici sovietici e dalle abitazioni barocche zariste di Kiev alle strade acciottolate contornate dai palazzi rinascimentali e “belle epoque” dai quali spiccano le chiese cattoliche o protestanti: sono a Leopoli.
Insomma, dall'impero russo sono passato a quello austro-ungarico.
Si, la città-gioiello dell'Ucraina ha un aspetto decisamente mitteleuropeo, seppur in certi punti un po' decadente (ma ci stanno lavorando), con tutte quelle caffetterie a ogni angolo di strada e con un centro storico sparso su una superficie abbastanza ridotta (per fortuna perché queste città con gli abitanti di Catania ma estese come Londra hanno pure un po' rotto le scatole) che permette di godersela appieno con una semplice passeggiata.
col signor masoch
Curiosità: sapevate che il gentiluomo austriaco (appunto!) Leopold Von Sacher-Masoch è nato qui?
Chi cazzo è 'sto tizio, direte voi? In effetti neanche io l'avevo mai sentito nominare, però a quanto pare il tipo aveva delle abitudini sessuali alquanto particolari che hanno portato al conio della parola “masochismo”...forse la sua casa museo è interessante: mi toccherà andare a dare un'occhiata.

Una cosa che sempre mi sorprende ogni volta che giro per un ex repubblica sovietica, o comunque in una zona russofona, è che almeno una ventina di volte al giorno arriva qualcuno, di ogni età e sesso, dai ragazzini alle babushke, che mi attacca un pippone in russo stretto senza desistere neanche davanti al mio sguardo interdetto e ai tentativi di spiegare che non sto capendo un accidente di quello che dicono, tanto che ormai gli scoppio direttamente a ridere in faccia. In effetti la cosa ancora più sorprendente è che sistematicamente scopro che si trattava di una richiesta di informazioni, cosa di cui generalmente mi accorgo dal fatto che qualcun altro lì vicino si mette a rispondere e dal tono dei discorsi e dai gesti sembra proprio che stia spiegando la strada o come fare qualcosa...ma che cavolo, ma non lo vedete che sono un turista straniero? Sono almeno 10 cm più basso della media degli uomini locali, decisamente più scuro e ho una macchina fotografica in mano, è come se io incontrassi un norvegese a via del corso e gli chiedessi in genzanovecchiesearcaico la strada per arrivare al ghetto...che io abbia l'aria di uno che la sa lunga? Mistero!
birra lviviske, buona! 
Vabbè, comunque Lviv, o Leopoli che dir si voglia, di russo o sovietico non ha proprio nulla: se ci veniste catapultati a occhi chiusi, quando li riaprireste pensereste di essere finiti, che so, a Salisburgo; certo a Salisburgo c'è il fiume, Mozart, le scritte in tedesco invece che in cirillico e le case sono un po' più restaurate, però non è più bella di Lviv, che infatti è tutelata dall'UNESCO già da parecchi anni. E' facile immaginare come gli abitanti mal digerissero la svolta filorussa del vecchio presidente, qui siamo davvero in Europa! Per strada c'è molta gente e molti turisti, i caffè sono tutti pieni; solo che visitare la città di sabato d'estate è sconsigliabile perché è letteralmente sotto assedio da parte dei grupponi organizzati e, soprattutto, dei matrimoni: tutte le chiese del centro sono occupate dalla gente che si sposa per tutto il giorno (nel senso che finita una cerimonia ne comincia subito un'altra, mattina e pomeriggio) e in ogni angolo pittoresco ci trovi una coppietta a fare le foto in abito nuziale.
torture
Per quello che riguarda la casa di Masoch, nel punto indicato sulla cartina non c'era nulla, cioè, c'erano dei palazzi antichi ma niente che testimoniasse che fossero legati al tipo, però più in centro, in un'altra casa antica è stato allestito un caffè-ristorante a lui dedicato, pare si mangi bene...magari a cena ci vado. Intanto a pranzo sono finito in un ristorante dove ci sono tutti attrezzi di tortura e c'è anche un simil-boia che te li fa provare...la carne alla brace era buonissima.

Purtroppo quando si viaggia in maniera raminga zaino in spalla non sempre si riesce a effettuare tutto ciò che ci si era prefissati; e nel mio caso, soprattutto quando mi trovo nell' ex-Unione Sovietica, quasi sempre è colpa del sovraffollamento dei mezzi di trasporto.
attrazioni di khmelnytsky
L'anno scorso, in Kazakistan, per mancanza di posti sul bus mi era saltata la visita al lago Balkash mentre quest'anno in Ucraina si è andata a far benedire la tappa nella (bellissima a quanto pare) cittadina di Kamianets-Podilsky, a ridosso dei Carpazi (perché i Carpazi stanno anche in Ucraina, lo sapevate vero?).
In realtà nel primo pomeriggio di ieri ero arrivato senza alcun problema nella città di Khmelnytsky, importante snodo ferroviario, dalla quale un minibus mi avrebbe portato a destinazione; solo che poi nei giorni successivi i treni per Odessa erano tutti pieni e l'unico posto libero (i vantaggi di viaggiare da soli) era per il treno della stessa notte, e non avendo io vari giorni a disposizione ho dovuto prenderlo e rinunciare a Kamianets-Podilsky. In tutto ciò, visto che ho dovuto aspettare parecchie ore, ho avuto modo di dare un'occhiata a Khmelnytsky, dove non c'è niente di interessante, però c'era un bel parco centrale e una grazioso corso pedonale con negozi, ristoranti e caffè, e lo struscio della domenica pomeriggio...penso che il mio sarà l'unico blog dell'Europa occidentale a postare foto di questo posto!!!
masoch cafè
masoch cafè
Ora però, dopo un comodissimo viaggio notturno (quell'unico biglietto disponibile era di prima classe, 8 ore in una spaziosa cuccetta...mi è costato ben 15 euro) mi ritrovo a Odessa con un giorno d'anticipo: e ora che faccio un giorno in più in questa città che da vedere non ha da offrire poi moltissimo? Vabbè, qualcosa mi invento, intanto me ne vado in spiaggia!
P.S. Il Masoch cafè a Lviv era simpatico, le foto lo testimoniano.

La banconota di taglio più piccolo che si trova qui in Ucraina è quella da 1 grivna, corrispondente a circa 4,1 centesimi di euro; ma poi ci sono anche le monete fino a 5 centesimi di grivna, fate voi la proporzione. Eppure con questi che per noi sono fastidiosi spiccioli qui le cose ci si fanno, per esempio i tram qui a Odessa (e anche a Leopoli a dire la verità) costano 2 grivna. Certo il fatto che durante l'inverno passato la grivna si sia praticamente dimezzata rispetto all'Euro conta qualcosa, e comunque ne fa uno dei paesi più economici in cui io sia mai stato (pensate che uscire dall'Euro e tornare alla lira sia la soluzione ai vostri problemi? Venite a fare un giro in questi paesi dove la moneta vale meno della nostra carta igienica, vi suggerisco anche la Mongolia, la Cambogia e l'Uzbekistan, poi ne riparliamo con cognizione di causa...vostra!!!).
la scalinata
By the way, l'attrazione più famosa di Odessa è...una scalinata! Si, una scalinata...l'occhio della madre, gli stivali dei soldati, la CARROZZELLA COL BAMBINO! Si, la scalinata che prende il nome e compare nel film “La Corazzata Potemkin” del maestro Ejzenstejn, reso celebre tra i non cinefili (categoria cui appartengo, anche se i cani mi piacciono) soprattutto da Fantozzi, che alla fine per quanto abbastanza monumentale è pur sempre solo una scalinata; che poi è bella se guardata dal basso, con i palazzi nobiliari e la statua di Richelieu sullo sfondo, perché se invece guardi dalla cima verso il mare ti ritrovi davanti il porto industriale.
Odessa però, pur non avendo grandi attrazioni, è una città bella e piacevole, con i suoi viali alberati pavimentati a sanpietrini e tantissimi splendidi palazzi neoclassici e barocchi che vi si affacciano, anche se molti sono scrostati. Poi è una città molto vivace, e la sera nella via pedonale e nei dintorni c'è tanto movimento: insomma, non si sta affatto male qui a Odessa, e un giorno in più del preventivato non è assolutamente spiacevole. E poi ci sono le spiagge, ma di quelle ne parlo domani va.
fila per la foto sulla sedia
In tutte le città dell'Ucraina dove sono stato mi ha colpito la presenza fermi ai lati delle strade di molti furgoncini, tipo fiorino per capirci, con dentro delle macchine per il caffè espresso da bar di marche italiane, Faema o Gaggia, che vendono caffè, e lo fanno pure di vari tipi (espresso, americano, caffellatte, cappuccino, caldo, freddo, ecc...) e il sapore non è male, almeno non lo bruciano...peccato sia impresa ardua trovarne una di mattina, quando un italiano la apprezzerebbe oltremodo per fare colazione.

mar nero
La spiaggia più famosa e più “cool” di Odessa (ma ci si arriva col tram) porta l'impegnativo nome di Arcadia, e in realtà non è nient'altro che una sottile striscia di sabbia a grana grossa, peraltro anche discontinua, alle spalle della quale c'è una passeggiata su cui si affaccia ogni sorta di bar, ristorante, locale notturno, negozio, chiosco, e ci si incontrano sia la “Odessa bene” che le normalissime famiglie. In realtà parte dello spazio è preso da alcuni beach club (ma che cazzo ce la metti a fare la piscina davanti al pontile che si inoltra nel mare? Si vede che fa figo!), ma un po' più defilate ci sono un paio di spiaggette molto godibili; l'acqua del Mar Nero è fresca e abbastanza trasparente, peccato che ci siano davvero molte alghe, soprattutto il pomeriggio, quando il mare si alza un pochino, per entrare in acqua sembra di attraversare un campo di insalata.
Un'altra spiaggia che ho visto si chiama Otrada, e mi è sembrata più “popolare”, e forse c'erano anche più alghe, e invece dei locali c'erano solo un po' di chioschi. L'acqua era anche meno trasparente, forse perché è più vicina al porto, però di bello ha una fresca e ampia zona boscosa e collinare alle spalle, e se per arrivare alla strada (dove tra l'altro si ferma lo stesso tram che porta ad Arcadia) non ti va di farti una scarpinata sulle scale, puoi sempre ricorrere ad una vecchia ma graziosa seggiovia.
vecchia seggiovia
Domani lascerò l'Ucraina, il mio viaggio entra nel vivo con l'attraversamento della prima frontiera (quest'anno saranno svariate) che mi darà accesso alla Transnistria, una strana repubblica indipendente “de facto” dalla Moldova ma non riconosciuta da nessuno a livello internazionale (se si escludono l'Abkhazia e l'Ossezia del nord, repubbliche indipendenti “de facto” anche loro) che ha ancora l'aspetto che aveva nel periodo stalinista dell'URSS. Passerò solo una notte nella capitale Tiraspol...vediamo un po' che succede!
Intanto non posso che dire che l'Ucraina andrebbe scoperta molto di più dai turisti, perché è interessante, tranquilla e ospitale; davvero, in 9 giorni non ho avuto neanche il minimo sentore di pericolo o di timore che la situazione “calda” al confine orientale potesse creare problemi. Talvolta bisogna superare i pregiudizi che vengono dalla cattiva informazione e aprire la mente.
al mercato
Infine una considerazione: a sole 4 ore di bus (più altre 4 per il ritorno) da Odessa, nella riserva UNESCO del delta del Danubio, c'è un villaggio caratteristico con canali dove alle case si può accedere solo tramite barchette, una specie di Venezia in miniatura (dicono...ma si, abusiamo pure a est dei paragoni con Venezia), ma poiché la riserva del delta danubiano conto di visitarla nella parte rumena ho preferito, anziché 8 ore di bus per un giretto, farmi due giorni di mare...non è da me, starò invecchiando?

MOLDOVA E TRANSNISTRIA (30/07/2015 - 01/08/2015)
Se volete vedere come poteva essere una città sovietica degli anni 70 allora venite a Tiraspol. Certo, dovete chiudere un occhio sulle modernità capitalistiche arrivate ormai anche qui, ma per il resto...
tiraspol da amare
Comunque l'hotel (di aspetto molto sovietico) non ha il wifi, nonostante sia il più costoso del viaggio finora, e tale credo che resterà; mi tocca scrivere dal grazioso caffè-ristorante dove sto cenando.
Domani mattina mi vedrò un po' di case del soviet e statue di Lenin e poi raggiungerò subito Chisinau, la capitale della Moldova. Intanto ho passato qualche minuto sulla spiaggetta sul fiume Dnestr (o Nistro, da cui il nome della repubblica: Transnistria), la cui acqua è pulita e decisamente più calda di quella del Dnipro a Kiev.

Chisinau ha l'aspetto e la piena dignità di una qualsiasi capitale europea. Certo, anche qui non è che di cose da vedere ce ne siano poi tantissime, monumentali palazzoni governativi di chiaro retaggio ex-sovietico a parte, però il centro cittadino è molto ben messo, con tanti negozi e c'è una piacevole vivacità per le strade. Oddio, magari dopo una serata a Tiraspol sembra vivace anche Carchitti di sera infrasettimanale a gennaio, però comunque devo dire che mi ha fatto una bella impressione: mi ricorda un po' la sensazione che ho provato l'anno scorso a Bishkek dopo la desolazione di Taraz, speriamo però di non finire dentro un tombino anche qui.
sposi
Poi c'è da dire che l'aspetto di molte cose ricorda un po' casa, si vede che l'etnia latina è la stessa...in particolare se stai sulle strisce pedonali gli automobilisti col cavolo che si fermano!
Di particolarmente piacevole c'è che è una città verdissima, con tutti i viali provvisti di file di grandi alberi sui marciapiedi e foreste tutte intorno; ci sono anche parecchi parchi, uno dei quali ha al suo interno un lago piuttosto grande per essere quello di un parco cittadino, e anche qui come a Lviv ci ho trovato un nutrito gruppo di coppie di novelli sposi intenti a fare le foto...ma non si era detto che di Venere e di Marte non si sposa e non si parte? Si vede che qui è diverso. Di differente c'è che tutti gli sposi si tiravano appresso un gruppetto con i testimoni e le damigelle che invece di aspettare al ristorante come dai noi stavano lì a cacarsi il cazzo in attesa che il book fotografico fosse finito...che poi tale book è una delle stronzate più inutili della società moderna, con tutte quelle pose fintissime nello stesso posto e talvolta escono delle pacchianate pazzesche. Una delle auto nuziali poi aveva avuto la bella pensata di mettere una bambola vestita da sposa davanti al cofano, peccato che con tutta l'aria che aveva preso la gonna del vestito si era rivoltata e della bambola si vedevano solo le cosce.
mi sono perso qualcosa?
Cose particolari: oltre a un po' di monumenti militareschi, anche questo retaggio ex-sovietico evidentemente, di fronte all'ingresso del sontuoso museo di storia ho trovato la copia della lupa capitolina che allatta Romolo e Remo...mi sono perso qualcosa?
Ho infine scoperto che in Transnistria non funziona WatsApp, stavo già smadonnando per chissà quale problema quando arrivato in Moldova magicamente ha ricominciato a funzionare normalmente; eppure a Tiraspol invece Facebook funzionava.
Domani si passerà la terza frontiera in 2 giorni (si, perché tra Transnistria e Moldova c'è una vera e propria frontiera, con tanto di funzionario che chiedeva la carta di immigrazione che nessuno mi aveva dato perché ero arrivato a Tiraspol col treno dove i militari Transnistriani non salgono; però quando ho detto treno ha fatto una cosa tipo: ah, vabbè vabbè. Tra l'altro visto che nessuno mi ha timbrato l'ingresso in Moldova, che non riconosce la Transnistria, per non avere problemi ad uscire domani sono dovuto andare in un ufficio qui a Chisinau a farmi timbrare il passaporto, roba di 5 minuti fortunatamente), per entrare in Romania e raggiungere la città di Iasi.

ROMANIA (01/08/2015 - 06/08/2015)
Dopo qualche ora di sballottamento in un furgone lungo strade di campagna a tratti piuttosto malmesse e attraverso delle basse colline verdissime chiazzate di campi di girasoli e mais, ho fatto finalmente il mio ingresso in Romania, e quindi nell'area Schengen.
Fa strano però pensare alla Moldova come al paese più povero d'Europa visto il paesaggio così dolce che mi si è presentato davanti durante il suo attraversamento; tra l'altro le ultime due sere ho anche pasteggiato con un bicchiere del loro ottimo vino bianco. Credo che questa piccola e giovane nazione abbia delle ottime prospettive di un futuro radioso.
Passata la frontiera con la Romania comunque sembra davvero di essere a casa, ormai si tratta di piena Europa occidentalizzata. Iasi è carina, pulita e moderna: dicono sia la seconda città rumena e a quanto sembra è candidata come capitale europea della cultura per il 2021 (o almeno ho visto dei cartelli che ne parlavano). Purtroppo questo fatto non la rende godibile a pieno al momento, poiché alcune delle architetture principali, come la cattedrale e la maestosa casa della cultura, sono sottoposte a massicci lavori di restauro. Inoltre la città vive della sua importante università (a quanto pare è anche una meta erasmus da non sottovalutare), e quindi il primo agosto come potete ben immaginare non brilla per vivacità: è come andare, che so, a Padova a ferragosto.
panchina del tram
Comunque qualche attrazione abbastanza interessante sia religiosa che civile, il caldo più che ragionevole, l'atmosfera tranquilla e un vialone pedonale lungo, bello e contornato da giardini, me la stanno rendendo piuttosto piacevole; vediamo se si mangia anche bene e poi non potrò che inserirla nella lista dei luoghi da consigliare...magari nel 2021!
Ah, una cosa fica: le panchine della fermata del tram davanti alla filarmonica completamente dipinte a raffigurare l'interno del teatro.

Trovarsi al cospetto di un grande fiume dà sempre un' emozione particolare, figuriamoci poi quando ci ritrova davanti al signore d'Europa, sua maestà il Danubio, proprio nel tratto terminale del suo lunghissimo cammino.
windows desktop default
Un viaggio di oltre sei ore mi ha portato da Iasi, fuori dalla quale i paesaggi sembravano le colline verdi del desktop di default di qualche windows fa, a Galati, dove per attraversare il fiume è necessario salire su una chiatta perché costruire un ponte sarebbe oltremodo impegnativo vista la larghezza del nastro d'acqua (che però non è blu, ma di un verde-giallastro molto poco invitante), e poi infine nella cittadina di Tulcea.
La cittadina in sé non ha molto di interessante, è moderna e industriale, ma si trova proprio all'imbocco del delta del Danubio ed è il punto di partenza ideale per esplorare l'immensa riserva naturale che caratterizza la parte finale del grande fiume e che era uno dei piatti forti del mio viaggio. 
danubio a galati
Sul lungofiume c'è un chilometro buono di imbarcazioni che offrono tour guidati e così, scelta un'agenzia a caso, oggi mi sono ritrovato su un veloce motoscafo in compagnia di due coppie di sloveni (che non si conoscevano tra loro...non mi era mai capitato di incontrare sloveni in viaggio, e, a giudicare dalla loro sorpresa nello scoprire la connazionalità, neanche a loro) e una di austriaci, bevendo una specie di grappa offerta dalla nostra guida rumena, alle 11 di mattina un vero toccasana, ad immergermi in una fitta rete di canali tra i quali improvvisamente si aprivano dei piccoli stagni o dei veri e propri laghi, anche di una certa grandezza, presidiati da centinaia di uccelli delle specie più disparate: c'erano si i cigni, le anatre e i dannatissimi gabbiani, ma ho visto anche un sacco di aironi, cormorani, ibis e anche dei grandi gruppi di pellicani.
Ora però non fate dell'ironia sul fatto che dagli angeli di Kiev sono passato a guardare gli uccelli nel delta del Danubio.

Sono arrivato a Costanza con qualche ora di anticipo a quanto preventivato, e in men che non si dica mi sono sistemato in ostello e ho cominciato a girare per la città; e visto che era presto ho anche trovato il tempo di entrare in una boutique di parrucchiere e mi sono fatto fare la barba (c'era scritto sull'insegna che facevano la barba, sennò non mi sarebbe venuto in mente di entrare dalle parrucchiere!): saranno almeno due anni che non ho la barba fatta con la lametta, mi sento un pischello.
airone o cormorano?
Costanza devo dire che mi piace, a cominciare dalla simpatica coppia di coniugi anzianotti, e mi sembra di capire anche compagni, che gestiscono l'ostello: lei piccolina, rotonda e loquace, e con un inglese decentissimo aggiungerei, e lui silenzioso, bonario e con il barbone bianco.
A differenza di Iasi che era tutta pulitina e perfettina, Costanza è esotica, sonnolenta e decadente...molto decadente! Per le strade del centro si possono vedere moschee e sinagoghe, chiese cattoliche e ortodosse in entrambi i casi con chiari riferimenti bizantini, qualche resto romano, palazzi coloniali e qualche testimonianza della dominazione genovese, ma anche palazzotti in evidente stato di abbandono, tanto che ormai sono veri e propri ruderi, e una miriade di cantieri sia dedicati al restauro delle casette del centro che grandi scheletri che daranno probabilmente vita a qualche grand hotel. Poi ci sono un sacco di bar, e tra l'altro in uno molto carino dove ho fatto un pausa birra c'era anche un fornitissimo bancone di superalcolici e casualmente proprio di fronte a me giacevano affiancate una bottiglia di martini rosso e una di campari con una di gin subito davanti...credo proprio che questa sera mi rivedranno.
barba a lametta, sembro un pischello
Sonnolenta si, perché tutto il casino si trova in effetti solo 5-6 km più a nord, in un posto chiamato Mamaia che è una delle più famose e affollate, e anche pacchiane aggiungerei, località balneari di tutto il Mar Nero. Una sottile lingua di terra e sabbia lunga una decina di chilometri, stretta tra il mare e un grosso lago che ospita un' isoletta che si dice sia il luogo dell'esilio di Ovidio (che da lì soleva spesso ammirare l'alba che sorgendo dal mare indorava anche le acque del suo lago rendendolo particolarmente sensibile alla poesia; tanto che in tali occasioni venne coniato il detto: “Ovidio 'o mare quant'è bello...”...sono una brutta persona lo so!), si è riempita di alberghi, stabilimenti, locali notturni e gente; c'è anche un'alta cabinovia che ne percorre una parte della lunghezza. Non è per me, sono fuggito subito.
Cena e Negroni, a me!

P.S. Ok, continuate a fare dell'ironia sul fatto che, dopo essere passato dagli “angeli” di Kiev agli uccelli del delta del Danubio, ora esco in cerca di un Negroni!

Segue nella seconda parte...

Nessun commento:

Posta un commento

Lasciate un commento, sarà un piacere per me leggerlo e rispondere il prima possibile.