martedì 14 ottobre 2014

Sikstan parte 5: Shakhrisabz

8 agosto 2014
Una gita di poco più di mezza giornata che vale la pena di fare quando ci trova a Samarcanda è quella a Shakhrisabz, ovvero la città che ha dato i natali a Tamerlano e nella quale il grande condottiero sarebbe dovuto essere seppellito.
verso il passo takhtakaracha
tamerlano
Si trova circa 80 km a sud di Samarcanda, ma per arrivarci bisogna superare un'imponente catena montuosa scalando il passo Takhtakaracha a quasi 1800 metri di quota, e la strada non sempre è in buone condizioni. Il mezzo di trasporto migliore è sicuramente il taxi collettivo, che impiega circa un'ora e mezza e che è anche il più comodo da prendere perché il punto di stazionamento principale si trova all'imbocco della stradina per la città vecchia situata proprio davanti al Registan (passando da quelle parti sicuramente ci sarà qualcuno che vi fermerà chiedendovi se dovete andare a Shakhrisabz, devono riempire il taxi per poter partire).

pavimento originale
palazzo ak saray
Il viaggio è molto piacevole perché, dopo le prime decine di chilometri che servono per attraversare la piatta campagna coltivata a cotone che circonda Samarcanda, si arriva ai piedi della catena montuosa e si comincia a risalire una vallata scavata da un fiume e l'aspetto del paesaggio comincia a diventare quello tipico montano, e anche la temperatura comincia a scendere (e dopo parecchi giorni di piatte distese desertiche o campi, con un caldo quasi insopportabile, la cosa risulta piacevole), fino ad arrivare al passo dove la strada, riscendendo sul versante meridionale della catena, diventa anche molto panoramica.

museo di tamerlano
palazzo ak saray
palazzo ak saray

La città non è molto grande, si può girare tranquillamente a piedi e le attrazioni principali si trovano tutte nelle immediate vicinanze del viale Ipak Yoli, che taglia il centro cittadino da nord a sud.
piccola moschea su ipak yoli
lungo ipak yoli
All'estremità settentrionale del viale, alle spalle di un parchetto (al momento interessato da pesanti lavori di ristrutturazione e allestimento) e annunciato da un'imponente statua di Tamerlano, si trova il sito più importante della zona: il palazzo Ak Saray.
La costruzione attuale (patrimonio UNESCO dal 2000, anche se non si trova in condizioni buonissime) è ciò che rimane della vastissima residenza estiva di Tamerlano, e consiste in due torrioni, una volta uniti tra loro da un arco, finemente decorati da mosaici e maioliche; poco distante da questi, un padiglione moderno racchiude una larga superficie del pavimento originale del palazzo, che alcune passerelle permettono di ammirare in maniera ottimale per apprezzarne lo splendore.
bazar
bazar
Purtroppo di quella che si dice sia stata la più imponente opera architettonica voluta dal grande guerriero, che doveva nei suoi piani fungergli anche da mausoleo (alla sua morte invece, la salma fu lasciata nel mausoleo Gur-e-Amir di Samarcanda perché i passi di collegamento erano tutti chiusi per la neve e non fu possibile trasportarla), non è rimasto nient'altro, ma il sito ha comunque una notevole forza evocativa.
Ritornando sul viale principale, proprio all'inizio del suo tratto centrale, ci si trova davanti un piccolo museo dedicato sempre a Tamerlano, ospitato in una vecchia medressa restaurata allo scopo.

torut dilyovat
moschea kok gumbaz
cortile della moschea kok gumbaz

Percorrendo verso sud il viale Ipak Yoli si passa attraverso un brulicare di vita cittadina, e benché i turisti non siano rari, la massa di gente per strada è prevalentemente formata da locali indaffarati a fare acquisti alle tante bancarelle al lato della strada o nei negozietti dietro al marciapiede, oppure diretta verso una delle piccole medresse o moschee che si trovano lungo la via, o infine a rilassarsi mangiando e bevendo ai tavoli all'aperto dei caffè e delle chaikana.
minareto kok gumbaz
moschea kok gumbaz
Circa a metà percorso, sul lato sinistro del viale si può accedere al bazar cittadino (anche se a dire la verità le bancarelle o i camion che vendono meloni e altra frutta si trovano lungo tutto il viale, in alcuni punti unite a formare anche gruppi piuttosto grandi), consistente in due grossi capannoni sotto i quali centinaia di banchi vendono ogni sorta di genere alimentare. Da segnalare inoltre che a fianco di uno dei capannoni c'è anche una fontana che butta acqua fresca (forse è meglio non arrischiarsi a berla, benché loro lo facciano, però può essere molto utile per darsi una rinfrescata visto il caldo estivo), mentre proprio davanti all'ingresso vi sono dei banchetti che vendono cibo da strada.
Circa 300 metri a sud del bazar, ma sempre circondata da bancarelle, si staglia la bella moschea Kok-Gumbaz, annunciata da una grossa cupola turchese; una breve galleria pedonale permette di accedere ad un bel cortile dominato dalla facciata della moschea con un piccolo colonnato al lato e un minareto al centro. L'interno della moschea, voluta da Ulugbek, è molto suggestivo e ricco di decorazioni, che vengono riprese anche nelle stanze del Torut Dilyovat, il complesso di mausolei, tra i quali anche quello di Sheikh ShamseddinKulyal (il tutore spirituale di Tamerlano), che caratterizza il lato orientale del cortile.
moschea kok gumbaz
tombe del torut dilyovat
Prendendo l'uscita orientale del cortile, e passando in mezzo a qualche cantiere, percorrendo circa 150 metri si arriva al complesso Khazrati Imam, formato da una piccola moschea ancora funzionante (essendo venerdì il cortile ad essa antistante era pieno di fedeli inginocchiati ad ascoltare le parole dell'Imam), cui è possibile girare intorno per accedere alla zona dei mausolei, tutti costruiti da Tamerlano, dei quali in massima parte rimangono solo le fondamenta e poche rovine, tranne che per l'alta e massiccia tomba di Jehangir, dove sono conservati i resti di due dei figli di Tamerlano tra cui il primogenito (Jehangir appunto). In fondo alla zona delle fondamenta una scala permette di scendere in una cripta scura, che forse Tamerlano pensava di riservare per la propria bara.

tomba di jehangir
tomba di jehangir
complesso khazrati imam









Se arrivare a Shakhrisabz da Samarcanda è estremamente agevole, il percorso inverso non è poi così immediato, poiché i taxi collettivi dopo avervi scaricato davanti ai resti del palazzo Ak Saray se ne tornano nel loro punto di stazionamento che si trova nella vicina città di Kitob, situata a una decina di chilometri di distanza, proprio alla fine della discesa dal passo (per sapere ciò ho tuttavia dovuto chiedere ad un ragazzo che faceva da guida a una famiglia di turisti e quindi parlava inglese, poiché la città è meno turistica e cosmopolita delle altre destinazioni storiche della nazione, e tra gli abitanti, che sono comunque gentilissimi, è più difficile trovare qualcuno che si destreggi nella lingua albionica).
Per arrivarci però basta prendere uno dei marshrutka per Kitob; ve ne sono in quantità nella zona di fronte alla moschea Kok-Gumbaz o lungo la strada principale a sud di questa.
complesso khazrati imam
fedeli in preghiera
Anche se le attrazioni di Shakhrisabz sono meno impressionanti (soprattutto perché ne rimane una parte minore e meno conservata) di quelle di Khiva, Bukhara e Samarcanda, una gita giornaliera partendo da quest'ultima (partendo in mattinata si può sperare di esse di ritorno verso le 4 del pomeriggio) è estremamente consigliabile, perché i siti che ospita sono comunque piacevoli e interessanti, ma anche per dare un'occhiata alla quotidianità più ruspante di una località meno sistemata per i turisti.

montagne lungo la strada
cripta di tamerlano
cripta di tamerlano









Alcune curiosità uzbeke:

  1. Mangiano sassi: nei mercati si vedono dei banconi che vendono quelli che sembrano proprio dei sassi, in realtà sono materie vegetali cristallizzate che loro mangiano come passatempo, un po' come noi con i bruscolini.
  2. Tutte le guesthouse, le chaikana  e i ristorantini tradizionali hanno dei piccoli palchi con un tavolinetto basso al centro: è la loro tavola, gli piace mangiare semisdraiati.
  3. Le carote sono gialle.
  4. Sull'autostrada in mezzo al deserto ho visto delle strisce pedonali e, a intervalli regolari, delle sagome di cartone di finte macchine della polizia messe di traverso al lato della strada.
  5. In tutti i quartieri tradizionali è facilissimo imbattersi in gruppi di bambini (tanto con le strade in quelle condizioni le macchine a più di 10 km/h non ci vanno) in giro da soli, che giocano per strada e non mancano mai di salutare i turisti e talvolta di fermarli chiedendogli come si chiamano e da dove vengono (...ma in effetti lo fanno anche quasi tutti gli adulti), nessuno chiede soldi o altro, sono solo molto socievoli.
  6. Si vedono tantissime persone, sia uomini che donne, con le arcate complete di denti d'oro: forse pensano di essere più belli così, ma il risultato è decisamente raccapricciante.
  7. Nei pub (o almeno in quelli di Tashkent) per musica live si intende musica classica.
  8. Il nome maschile più comune sembra essere Alisher (dal grande poeta uzbeko A. Navoi) che è l'equivalente del russo Aleksej, che è l'equivalente del mio nome italiano...insomma: la maggior parte degli uzbeki si chiama come me. Un altro nome diffusissimo è Mirzo, come Ulugbek, mente di Amir Timur (ovvero Tamerlano) non ne ho sentiti; molti si chiamano anche Oybek, ma non so da dove derivi.


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