lunedì 10 dicembre 2012

The Road to Nordkapp parte 5: Hammerfest e Capo Nord

15-17 agosto 2008
Era dunque arrivato il momento di sconfinare in Norvegia per raggiungere l'agognata meta del viaggio, e nel van che ci faceva da casa viaggiante l'eccitazione cominciava ad essere palpabile. 

fiordi e montagne innevate 
confine finlandia - norvegia
confine finlandia - norvegia


si arriva al mare
Lasciata Inari, avendo avuto cura di fare il pieno, sia di carburante che di alcolici ad Ivalo, la strada comincia a salire e gli alberi a sparire. Le sterminate foreste cominciano in maniera progressiva ed inesorabile a lasciare il posto alla tundra e le colline a montagne vere e proprie che arrivano anche a 1000 metri; ed in montagna sembra ormai di essere, nonostante la quota della strada non supera i 350 metri. L'ultimo tratto di strada finlandese è parecchio impegnativo: stretta e ricca di dossi e cunette, oltre che leggermente rialzata dai prati circostanti, per assicurare una viabilità anche in inverno quando la neve qui deve essere davvero copiosa, cosa che la rende piuttosto pericolosa; diversamente dai boschi qui sembra davvero di essere in mezzo al nulla.


sul mare
porsangenfjorden
cambio di vegetazione









Poi improvvisamente un fiume e una vallata e si raggiunge la prima città norvegese: Karasjok, ovvero la capitale della Lapponia norvegese, che ospita il parlamento dell'etnia Sami. La sensazione di non essere più dispersi è forte (sulla cartina 1:3000000, prima di arrivare qui, ci sono segnati lungo la strada un paio di pallini che indicano centri abitati, ma dove fossero in realtà lo ignoro), la strada si allarga e diventa più agevole e anche meglio tenuta, si rivedono dei negozi e delle stazioni di servizio; i prezzi però smettono di essere in euro per essere proposti in corone, e basta fare una veloce conversione per scoprire che sono molto più alti che prima del confine.
hammerfest
renne al pascolo
Poi la strada prosegue lungo la vallata del fiume, con scorci notevoli su delle montagne in cima alle quali si notano anche delle chiazze di neve, e dopo una settantina di chilometri il paesaggio cambia ancora; si sbuca infatti all'estremità di un lungo fiordo (il Porsangenfjorden), tornando così a vedere il mare. 
A questo punto la strada diventa più tortuosa e il paesaggio più selvaggio che mai, tutto rocce, e varierà ben poco nei due giorni passati nel Finnmark. Invece di puntare dritti a Capo Nord però, visto che era ferragosto e l'ora cominciava ad essere tarda, al bivio di Olderfjord si è deciso di puntare ad ovest e raggiungere l'unica vera città nel raggio di qualche centinaio di chilometri: Hammerfest. 

gas naturale a hammerfest
hammerfest
periferia di hammerfest









Una delle scoperte fatte in questo viaggio consiste nell'informazione che l'ottenimento dello status di "città" è vincolato al raggiungimento di almeno 5000 abitanti; Hammerfest questo limite l'ha superato da parecchi anni, contandone al momento circa il doppio e fregiandosi dunque del titolo di città più settentrionale del mondo. Solo per questo una visita è giustificata...peccato però che è più o meno l'unico motivo. 
sul molo ad hammerfest
Poco prima di entrare in città abbiamo trovato alloggio in un bungalow facente parte di un complesso gestito da una stazione di servizio riconoscibile per l'enorme riproduzione di un orso bianco nel parcheggio, scoprendo che tutto sommato anche in Norvegia si riesce a spendere poco per dormire (bungalow da 4, noi eravamo 5 ma poco importa, ci siamo stretti). Molto bello il panorama sulla città, con tutte le casette colorate di rosso blu e giallo, e sulla baia chiusa da un'isola quasi interamente ricoperta dagli impianti per l'estrazione di gas naturale, da uno dei quali fuoriesce continuamente un'alta fiamma visibile anche a chilometri di distanza. 
porto di hammerfest
piazza di hammerfest
La città in sé invece offre ben poco, a parte la non trascurabile sensazione di essere tornati nella civiltà (e dal punto di vista civile e dei servizi offerti agli abitanti qui siamo molto avanti, basti pensare che è stata la prima città norvegese ad avere l'illuminazione elettrica pubblica), e, nonostante abbia più di due secoli di storia, di antico non è rimasto nulla poiché è stata rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale. A parte un paio di musei e di un giro per negozi il turista viene attratto principalmente perché qui è possibile fare sport vari e pesca commerciale sia di acqua dolce che salata, e si può fare trekking ad alto livello vista anche la vicinanza del ghiacciaio più settentrionale del paese; è inoltre tappa obbligata delle crociere verso Capo Nord. 
la strada verso capo nord
la strada verso capo nord
Nonostante fosse ferragosto la gente in giro la sera era poca e il divertimento maggiore sembrava essere correre da un posto all'altro della cittadina con le macchine sapientemente modificate, quindi dopo un giretto per il centro e lungo il porto, evitando di entrare nei pochi pub poiché eravamo sprovvisti di corone e la birra qui costa uno sproposito, abbiamo preferito passare la nottata sul promontorio che dominava il nostro bungalow, sbronzandoci di vodka finlandese e godendoci il crepuscolo che qui è un tutt'uno con l'aurora (il Sole sotto l'orizzonte ad agosto ci va, ma il buio completo non arriva mai).  

paesaggi a capo nord
paesaggi a capo nord
tunnel per capo nord

Così, visto il numero non esaltante di attrattive, la mattina siamo subito ripartiti per coprire i 150 km finali del viaggio di andata, tutti tra curve, spiaggette tra le rocce, scorci selvaggi ma incantevoli e qualche insediamento umano. 
natura a capo nord
natura a capo nord
Per entrare nell'isola che delimita il territorio municipale di Nordkapp si passa in un tunnel lungo quasi 7 km che scende oltre 200 metri sotto il livello del mare (e all'uscita si paga il pedaggio, sia all'andata che al ritorno, però non è molto caro) e che mette un po' di timore; usciti però ci si immerge nella tundra più estrema. Superato Honningsvaag, ovvero il paesino sede del municipio, dopo qualche chilometro si incontra un complesso turistico di cui fa parte anche il camping dove abbiamo trovato alloggio, in bella posizione su una baietta con spiaggia sabbiosa e un bacino artificiale di raccolta dell'acqua potabile(!) a monte, e dove è piuttosto economico affittare una stanza (c'erano anche dei ciclisti arrivati dalla Germania che dormivano in tenda, mamma mia che tempra!!) e il personale è gentile e preparato a illustrare le varie attrazioni dell'isola. Poiché era primo pomeriggio abbiamo scelto di andare subito a vedere il promontorio che rappresenta il limite settentrionale d'Europa. La strada per arrivarci è terrificante: stretta, tortuosa, senza parapetti e a strapiombo sul mare, e in più con un vento pazzesco che fa sbandare il van; ma dopo una ventina di chilometri si giunge in vista della palla che indica l'arrivo. 

capo nord
il complesso turistico al capo
insediamenti a capo nord









L'ingresso al complesso costa circa 25 euro a persona (un po' caro, secondo me giocano sul fatto che dopo tutta la fatica fatta per arrivare fin lì uno non può non entrare, e comunque l'ingresso è valido per due giorni), e la struttura ricettiva non offre più di tanto: un bar e ristorante, un negozio di souvenir e una notevole zona sottoterra; però il fascino esercitato dal luogo e il paesaggio circostante così "estremo" ripagano di tutti gli sforzi.
capo nord
cappella nel centro turistico
La temperatura era di 7 gradi e c'era un vento talmente forte che se non stavi piantato coi piedi ti buttava a terra, ma non dimenticherò mai la sensazione di soddisfazione, ma allo stesso tempo di impotenza, provata nell'affacciarmi sulla balaustra e osservare il mar glaciale artico, piuttosto agitato, che si stagliava fino all'orizzonte. Forse è vero, come dicono in parecchi, che non c'è niente a Capo Nord, ma è un niente in grado tirarti fuori sensazioni fortissime; la consapevolezza di aver raggiunto un limite e una meta, la dimostrazione di come la natura possa diventare estrema, la pesantezza del "nulla" più assoluto.

scogliera finta
sguardo verso il polo nord
capo nord









Certo che dopo aver guardato un po' verso il Polo Nord, aver scattato le foto di rito alla base del mappamondo di ferro posto in punta al promontorio, osservato con ammirazione le coste frastagliate e a picco sul mare dei promotori adiacenti, e fatto un giretto per la tundra circostante imbattendosi nelle varie curiose costruzioni di cui il complesso principale è circondato (steli, statue, piccoli monumenti e ammennicoli vari), si è costretti a rientrare a causa del vento tagliente. 
natura a capo nord
centro congressi a capo nord
Un altro po' di tempo si può comunque impiegare, oltre che a fare acquisti nel negozio di souvenir, visitando la zona sotterranea, che comprende un tunnel dove vi sono vari plastici raffiguranti la storia del luogo, una piccola cappella scavata nella roccia, un locale molto grande con bancone bar e centinaia di poltrone dove vengono organizzate delle serate e da dove si può uscire su un balcone scavato nella roccia ad osservare nuovamente il mar glaciale artico (riparato dal vento però), un piccolo museo thailandese, una grande sala per proiezioni audiovisive e la ricostruzione di un pezzo di scogliera con la fauna tipica del posto. 
Poi, visto che il cielo era completamente coperto di nuvole e risultava quindi impossibile assistere al tramonto, si è deciso di andare a visitare Honningsvaag.
honningsvaag
honningsvaag
La sede del municipio di Nordkapp è un villaggio molto carino, caratteristico (sicuramente molto più di Hammerfest) e ben tenuto, dalle casette colorate e con il porticciolo pieno di pescherecci. Attrazioni particolari non ve ne sono, ma è molto piacevole passeggiare per il paesino, immaginando come può essere la vita dei 2500 abitanti durante l'inverno a latitudini così elevate, sbirciando tra i negozi e magari accaparrandosi qualche altro souvenir, e giocare con i numerosi gatti (tutti di dimensioni molto grandi) che inevitabilmente vanno a dare confidenza a chiunque gli passi davanti. Da segnalare la presenza dell'Ice Bar, ovvero un bar il cui interno, bancone, sedie, tavoli e bicchieri, è interamente fatto di ghiaccio (l'ingresso si paga 16 euro e dà diritto a due cocktail analcolici); peccato che chiuda alle 8 di sera e non siamo riusciti ad entrarci. 

baia vicino al campeggio 
acqua potabile
sulla spiaggia di capo nord








La meta del viaggio era dunque raggiunta, e aveva soddisfatto pienamente le aspettative in quanto a fascino ed emozioni, ma il viaggio era appena alla metà; ora bisognava invertire la rotta e tornare nella verde Finlandia per seguire un percorso differente da quello dell'andata e ammirare così altre innumerevoli bellezze.

campeggio fuori honningsvaag
honningsvaag
porto di honningsvaag

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